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	<title>malcom &#187; google</title>
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		<title>Google, Nexus One e l&#039;opensource a modo nostro</title>
		<link>http://www.malcom-mac.com/me/2009/12/google-nexus-one-e-lopensource-a-modo-nostro/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 13:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>malcom</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo proprio che sarà un anno divertente quello che sta per arrivare, tecnologicamente parlando almeno. Si inizia il 5 gennaio con Google: la presentazione del Nexus One (o il Googlefonino per gli amici) dovrebbe essere praticamente cosa certa. Nelle intenzioni questa mossa dovrebbe permettere a Google di raggiungere la massa critica per farsi strada nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo proprio che sarà un anno divertente quello che sta per arrivare, tecnologicamente parlando almeno. Si inizia il 5 gennaio con Google: la <a href="http://www.engadget.com/2009/12/29/google-announces-android-press-conference-for-january-5th/">presentazione del Nexus One</a> (o il Googlefonino per gli amici) dovrebbe essere praticamente cosa certa. Nelle intenzioni questa mossa dovrebbe permettere a Google di raggiungere la massa critica per farsi strada nel mondo della telefonia (e questo in buona sostanza significa advertising) .</p>
<p>Fioccano anche i primi test. Sembra che Jason Chen sia riuscito a fare qualche giro di prova col nuovo nato; i risultati sono buoni ma non così entusiasmanti, specialmente se consideriamo la prossima uscita dell&#8217;iPhone di quarta generazione.<span id="more-1578"></span></p>
<p>Così in un confronto a tre (Nexus, iPhone e Droid) se il telefono di Google si piazza sempre un attimo prima dell&#8217;iPhone nel caricamento delle pagine (sento puzza di caching lato server da parte di BigG, proprio come accade per Chrome), la velocità d&#8217;esecuzione di codice JavaScript risulta però più lenta (+60% circa). Quello che già pare il terzo incomodo, il Droid di Motorola, esce invece bastonato da tutti i confronti. Engadget nel frattempo pubblica le <a href="http://www.engadget.com/2009/12/23/exclusive-nexus-one-full-specs-detailed-invite-only-retail-sal/">presunte specifiche tecniche</a>:</p>
<p><em>Android 2.1, 512Mb di Ram,1GHz di CPU, 4GB Micro-SD,5MegaPixel di fotocamera, HSPA e 3G</em> (qualcosa di più dettagliato lo <a href="http://www.blogcdn.com/www.engadget.com/media/2009/12/nexus-one-specs-2.jpg">troverete qui</a>,<a href="http://www.blogcdn.com/www.engadget.com/media/2009/12/nexus-one-specs-1-2-1261582023.jpg">qui</a> e <a href="http://www.blogcdn.com/www.engadget.com/media/2009/12/nexus-one-specs-3.jpg">qui</a>). Da notare con piacere la presenza dello slot MicroSD espandibile (sembra fino a 32GB).</p>
<p>Sembra davvero un bel telefono, anche se le specifiche sono piuttosto prevedibili.<br />
Per chi incomincia a scalpitare già adesso invece sembrano esserci brutte notizie. A quanto pare infatti la distribuzione potrebbe essere affidata ad una tecnica ben collaudata in Google; gli inviti. Per quanto sia una scelta poco plausibile non mi sento neanche in coscienza di escluderla totalmente: Google ha spesso fatto uso di questa tecnica per drammatizzare la voglia qualche nuovo servizio (leggi gmail e, sebbene con risultati più deludenti, anche wave).</p>
<blockquote><p><em>Unfortunately, it sounds like you’re going to need to cross your fingers (or pull out that eBay emergency stash) to get one out of the gate, because we’ve got some intel here suggesting that it’ll be available only by “invitation” at first. Our tipster doesn’t have information on how those invites are going to be determined, other than the fact that it’s Google doing the inviting. [</em><em>Engadget</em><em>]</em></p></blockquote>
<p>Così se da una parte incomincia a crescere l&#8217;interesse verso Android, dall&#8217;altra le acque nel mare si agitano e i rapporti tra le società dell&#8217;IT iniziano a cambiare. Inizia a cambiare anche il modo con cui l&#8217;azienda di Mountain View viene percepita dagli utenti (sebbene, va detto, per ora si tratta di una utenza &#8220;professionale&#8221;);<a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/12/meaning-of-open.html"> in un recente memo</a> di <a href="http://www.google.com/corporate/execs.html#jonathan">Jonathan Rosenberg</a>, Google spiega cosa intende per open e come questo influenzi l&#8217;esperienza d&#8217;uso dei suoi utenti.</p>
<p>Il <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/12/meaning-of-open.html">documento</a> è piuttosto lungo ma quello che se ne deduce può essere riassunto in una semplice equazione: <em>l&#8217;&#8221;open&#8221; è sempre la scelta migliore e quella vincente; Google appoggia da sempre l&#8217;open =&gt; se ne deduce quindi che Google è sempre buona e sempre vincente</em>. La cosa fa decisamente sorridere, soprattuto se consideriamo che le proprietà intellettuali di Google, quello che poi sono il cuore e il motore che manda avanti l&#8217;intera baracca, ovvero gli algoritmi di search e le specifiche tecniche sul funzionamento dei propri data center, sono ben lontani dall&#8217;essere una bandiera open. Insomma tutto ciò che è fonte di guadagno (e di vantaggio sui concorrenti) per l&#8217;azienda di Mountain View non è certo a disposizione della comunità.</p>
<p>Il fatto che poi Google sponsorizzi in maniera così eclatante l&#8217;uso dell&#8217;open non deve inoltre trarre in inganno; non è certamente per far piacere agli utenti (o meglio, non è certo il loro primo pensiero). La necessità di formati aperti e l&#8217;ostruzione verso quelli chiusi (Flash per dirne uno, ma anche Silverlight&#8230;) è una necessità imprescindibile per mantenere vitale il proprio search engine (il fatto di dover dipendere &#8211;  in qualche modo &#8211; dalle strategie commerciali di altre aziende, tipo Adobe, non può fare certo piacere alla board di Google); il fatto che questa scelta si rifletta &#8211; solo in un secondo momento &#8211; sull&#8217;utente non fa altro che migliorare l&#8217;immagine stessa della società.</p>
<blockquote><p><em>But don’t be fooled. Companies are very selective about the areas where they choose to be open, and they very rarely open up their core source of profits voluntarily. . . . So the next time a company touts how open it is, ask yourself how that will help it make more money. Don’t confuse openness with altruism.</em></p></blockquote>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 758px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">But don’t be fooled. Companies are very selective about the areas where they choose to be open, and they very rarely open up their core source of profits voluntarily. . . . So the next time a company touts how open it is, ask yourself how that will help it make more money. Don’t confuse openness with altruism</div>
<p>D&#8217;altronde considerare questi &#8216;manifesti societari&#8217; come opinioni oggettive sarebbe da ingenui.</p>
<p>Vale la pena notare un paio di passaggi degni di abili uomini del marketing:</p>
<blockquote><p><em>Not to mention the fact that opening up these systems would allow people to &#8220;game&#8221; our algorithms to manipulate search and ads quality rankings, reducing our quality for everyone.</em></p></blockquote>
<p>Come dire che i nostri gioielli rimangono chiusi soltanto per proteggere gli utenti; open è bello&#8230; ma per i sistemi degli altri.</p>
<p>Riferendosi poi alla <a href="http://www.macrumors.com/2009/12/23/googles-acquisition-of-admob-delayed-for-further-ftc-scrutiny/">recente acquisizione</a> di AdMob (società specializzata negli ads mobile), Rosenberg tranquillizza tutti (soprattuto l&#8217;FTC &#8211; Federal Trade Commission):</p>
<blockquote><p><em>The search and advertising markets are already highly competitive with very low switching costs, so users and advertisers already have plenty of choice and are not locked in.</em></p></blockquote>
<p>Con tutto questo discorso non voglio certo dire che Google dovrebbe aprire al mondo il suo forziere (non avrebbe senso). Sarebbe invece il caso di essere più onesti con se stessi e con gli utenti; è naturale che la volontà di un web aperto debba sposarsi con gli interessi strategici tipici di una società. Ciò che è meno tollerabile è che sul blog societario si debbano leggere ragionamenti così opportunistici degni di una Microsoft di altri tempi.</p>
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		<title>Tra le righe della risposta di Apple a FCC</title>
		<link>http://www.malcom-mac.com/me/2009/08/tra-le-righe-della-risposta-di-apple-a-fcc/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 14:09:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio di agosto AppStore è stato nuovamente al centro delle polemiche per una nuova eclatante bocciatura: si tratta di Google Voice, un&#8217;app in grado di far chiamare e mandare SMS in maniera più o meno gratuita sfruttando il ben noto servizio di BigG (attualmente ancora in beta privata). Se non vi ricordate ne abbiamo parlato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;inizio di agosto AppStore è stato nuovamente al centro delle polemiche per una nuova eclatante bocciatura: si tratta di Google Voice, un&#8217;app in grado di far chiamare e mandare SMS in maniera più o meno gratuita sfruttando il ben noto servizio di BigG (attualmente ancora in beta privata).<br />
Se non vi ricordate ne abbiamo <a href="http://www.malcom-mac.com/get/2009/07/30/storie-appstore/">parlato già qui</a> con un ampia digressione sul tema (che fa molto storia italiana), avuta dal programmatore con un tizio in Apple.</p>
<p><span id="more-1374"></span><img class="alignright" src="http://www.malcom-mac.com/me/wp-content/plugins/image-shadow/cache/2149c2596c6a83e4bc338eec2cc3b2b1.jpg" alt="" width="300" height="298" />Il caso è montato talmente tanto che perfino la FCC (Federal Comunications Comission, ovvero la commissione per il controllo sulle comunicazioni statunitense) ha scritto <a href="http://online.wsj.com/public/resources/documents/wsj-2009-0731-FCCApple.pdf">una lettera</a> ad Apple per chiedere spiegazioni a riguardo.<br />
Il fatto che questa volta sia stato rispedito al mittente un programma che per molti operatori telefonici potrebbe essere &#8216;scomodo&#8217;, ha fatto drizzare le orecchie per un possibile -fantomatico- accordo segreto tra Apple e AT&amp;T (il principale partner di Apple ed esclusivista per il territorio americano).</p>
<p>Il 21 agosto scorso Apple ha risposto ufficialmente a FCC e lo ha fatto pubblicamente anche per sedare alcuni malumori che stavano diventando forse troppo &#8216;esagerati&#8217; (parecchi nomi dello sviluppo indipendente, da sempre legati al mondo Mac, hanno fatto &#8216;denuncie&#8217; anche abbastanza pesanti, sebbene poi il coro sia stato più ingigantito che altro).<br />
Vale la pena notare che alla lettera di Apple sono stati preceduti alcuni interventi di Phil Schiller, manager di Apple, diretti a spiegare meglio il funzionamento delle revisioni del team AppStore, finora molto nebuloso (dichiarazioni che però poco hanno convinto media ed opinionisti).</p>
<p>In ogni caso il fatto che la lettera sia stata <a href="http://www.apple.com/hotnews/apple-answers-fcc-questions/">resa di pubblico dominio</a> ci consente di tirare un po&#8217; le somme della storia.</p>
<p>Piuttosto che a FCC, l&#8217;inizio del testo sembra diretto a tutte quelle che persone che si sono lamentate in questi ultimi mesi. Se consideriamo che all&#8217;inizio di giugno le applicazioni presenti sullo store erano 50.000, questo significa che nel giro di due mesi il team di AppStore ha approvato 15.000 nuovi software (circa 250 al giorno, 4 ogni ora). Questo, dice Apple, non è di certo segnale di un malumore dilagante.</p>
<p>Apple tiene poi a sottolineare poi il fatto che AT&amp;T non ha parola sull&#8217;approvazione delle applicazioni, il che comunque è un buon segnale considerando che in USA questa è una pratica piuttosto comune.<br />
E&#8217; tuttavia vero che questo certo non giustifica l&#8217;atteggiamento nebuloso adottato da Apple nell&#8217;approvazione dei software in catalogo, processo che potrebbe accolto con più favore se fosse spiegato meglio.</p>
<p><strong>IL PROBLEMA DELL&#8217;APPROVAZIONE</strong></p>
<p>Nella seconda parte della lettera Apple spiega le ragioni dietro il processo di revisione e approvazione delle app: <cite>&#8220;vogliamo proteggere la privacy degli utenti, salvaguardare i bambini da contenuti inappropriati ed evitare un decadimento della qualità dell&#8217;esperienza d&#8217;uso&#8221;.</cite></p>
<p>Sulla prima c&#8217;è poco da dire e non ha senso discuterne.</p>
<p>Per la questione dei bambini il discorso è certamente un pò esagerato considerando che di certo il target di iPhone non sono i fanciulli; anche considerando iPod, difficilmente riesco ad immaginare i teeneger di oggi come una razza in grado  di provare il ben che minimo scandalo per qualche foto hot o altre scene forti.<br />
E&#8217; anche vero che tutta questa diligenza perde un po&#8217; senso quando si scopre che Safari non ha neanche un filtro base per la navigazione protetta.<br />
Ad ogni modo possiamo ritenerlo come un gesto nobile e non curarcene ai fini della nostra discussione.</p>
<p>L&#8217;ultima ragione è certamente quella più ci sta a cuore: <cite>&#8220;evitare il decadimento dell&#8217;esperienza d&#8217;uso su iPhone&#8221;</cite>; come fa Apple ad evitare questo è certamente un fatto interessante. A tutt&#8217;oggi infatti non è possibile eseguire applicazioni in background, accedere alle cartelle private di altre applicazioni, evitare che l&#8217;utente esca dall&#8217;applicazione stessa e in generale fare qualsiasi cosa sia minimamente pericolosa.<br />
Si tratta quindi di lavorare in un ambiente certamente meno libero di altri, e quindi anche meno soggetto a problemi di sicurezza e d&#8217;esperienza d&#8217;uso.</p>
<p><strong>IL PROBLEMA PARTICOLARE DI GOOGLE VOICE</strong></p>
<p>Sul problema particolare di Google Voice, Cupertino risponde affermando che <cite>&#8220;[...] al contrario di ciò che è stato riportato, Apple non ha respinto Google Voice; essa è infatti ancora sotto esame [...]&#8220;</cite>.<br />
Il fatto che venga fatta distinzione tra &#8216;sotto esame&#8217; e &#8216;respinta/non disponibile&#8217; quando sono passate diverse settimane, se non mesi, fa un pò sorridere (sicuramente meno lo sviluppatore).</p>
<p>Secondo Apple il problema di Google Voice è che sostituisce la normale esperienza d&#8217;uso telefonico di iPhone con una versione riadattata da Google, che ha un comportamento e uno stile differente. Google Voice mette a disposizione il suo personale sistema per ricevere voicemail, usare SMS, gestire i contatti e comunque utilizzare le altre feature.<br />
Uno dei punti caldi è il fatto che GV sembra inviare la rubrica interna del telefono sui propri server e che quindi questa possa poi essere gestita da remoto; è un comportamento non espressamente dichiarato, sul quale Apple ha perfettamente ragione: in ogni caso la cosa potrebbe essere risolta sia da parte di Google (modificandone il comportamento) ma anche da parte di Apple (magari visualizzando un messaggio Consenti/Non Consenti sull&#8217;accesso in rubrica, proprio come accade sul posizionamento).</p>
<p>Apple poi afferma:<cite><br />
</cite></p>
<blockquote><p><em>&#8220;[...] [Google Voice] sembra modificare l&#8217;esperienza d&#8217;uso telefonica (unica) di iPhone con una propria versione&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Sarebbe certamente una buona giustificazione, se solo fosse realmente esatta.<br />
Il fatto è che Google Voice non sostituisce niente perchè, come abbiamo visto, non è possibile rimpiazzare alcun che nell&#8217;ambiente di iPhoneOS e neanche alternarne il funzionamento. Quello che fa Google Voice è essere un&#8217;applicazione come altre, che può essere o meno utilizzata se lo si vuole.<br />
Se non viene eseguita (o ancora meglio scaricata) semplicemente non funzionerà; l&#8217;utente potrà continuare ad utilizzare le normali funzioni telefoniche di iPhone nella stessa identica maniera di sempre.<br />
Ma anche installandola, a conti fatti Google Voice non altera nulla, semplicemente offre (di nuovo, non impone ne sostituisce) un altro modo per telefonare su iPhone.<br />
Tutto questo a meno che GV non diventi così famosa da rimpiazzare la classica telefonia (il che è un complimento per Google, ma fasciarsi la testa mi sembra esagerato).</p>
<p>Certamente più valido è il motivo per il quale GV <cite>&#8220;duplica le funzionalità di iPhone&#8221;</cite>; come abbiamo avuto modo di vedere ad Apple non piacciono molto questo genere di programma: tra i bocciati più noti troviamo applicazioni di podcast (che duplicavano iTunes) o client di posta (che duplicavano Mail).</p>
<p><strong>APPLE, AT&amp;T E IL RESTO DEL MONDO</strong></p>
<p>In quella che potremmo definire come la terza parte della lettera viene ad essere più chiaro il rapporto di Apple con AT&amp;T:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;[...] C&#8217;è una clausola nel contratto tra Apple e AT&amp;T che obbliga Apple a non includere in iPhone funzioni che sfruttano la rete cellulare per comunicazioni VoIP senza un esplicito permesso. Apple mantiene fede a questo obbligo rispettando i termini di servizio di AT&amp;T che proibiscono, ad esempio, agli utenti AT&amp;T di usare la rete cellulare per reindirizzare segnale TV su iPhone [...]&#8220;</em></p></blockquote>
<p>Anche ignorando il fatto per cui sia compito di Apple evitare che gli utenti utilizzino software di questo tipo o contravvengano ai termini di servizio di AT&amp;T, è interessante notare come tutta questa politica sia, al solito, USA-centrica. iPhone è venduto in dozzine di nazioni dove lavorano dozzine di operatori telefonici diversi con termini di servizio certamente diversi da quelli di AT&amp;T.<br />
Perche&#8217; allora AT&amp;T è privilegiata così tanto i propri termini d&#8217;uso (e soltanto i suoi) possono decidere cosa può o non può andare sull&#8217;AppStore? Perche&#8217; gli utenti di tutto il mondo sono costretti ad essere privati di un determinato software soltanto perche&#8217; AT&amp;T non vuole che i suoi utenti americani lo usino?</p>
<p><strong>&#8220;SCHIAVI&#8221; ALL&#8217;AppStore</strong></p>
<p>Nell&#8217;ultima parte c&#8217;è una bizzarra affermazione:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;[...] Apple non sa se Google utilizza una rete VoIP per la comunicazione voce e messaggi e se questa tecnologia sfrutta la rete 3G [...]&#8220;.</em></p></blockquote>
<p>Apple ha rifiutato Google Voice il 27 di Luglio. Considerando che la risposta al processo di approvazione richiede perlomeno una settimana, possiamo ragionevolmente ipotizzare che Google Voice sia stato sottoposto a revisione intorno al 20 di Luglio.<br />
Tutto questo senza considerare che fino ad allora, e per le settimane precedenti, Apple ha tenuto (come ha ritenuto doveroso precisare) l&#8217;applicazione &#8216;sotto studio&#8217;.<br />
E in questo studio, durato oltre un mese, Apple non ha stabilito in nessun modo che genere di tecnologia l&#8217;applicazione usasse? Vale la pena chiedersi in cosa sia consistito questo studio.</p>
<p>(In realtà, a dispetto delle lamentele di Apple, la tecnologia dietro Google Voice è ben conosciuta; l&#8217;applicazione non fa altro che configurare i server di Google Voice. La telefonata avviene come una normale chiamata al servizio di accesso Google Voice e non passa quindi attraverso un sistema VoIP; si tratta soltanto di un numero speciale. Il servizio di fatto può essere usato anche direttamente dal sito di Google senza ricorrere all&#8217;app stessa)</p>
<p>Ad ogni modo una possibile spiegazione sta più avanti nella lettera e riguarda il numero di dipendenti alle prese con le revisioni in AppStore. Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare Apple ha<cite> &#8220;oltre 40 impiegati a tempo pieno sulle revisioni&#8221;</cite> (questo significa meno di 50, probabilmente 45?).<br />
Ci sono 8500 sottomissioni ogni settimana e ogni richiesta viene studiata da due persone diverse; quindi ci sono 17000 richieste (probabilmente oltre il 50% saranno aggiornamenti e non release 1.0; tuttavia il tempo di &#8220;gestazione&#8221; rimane comunque lungo pur trattandosi di una app già visionata precedentemente).<br />
Ipotizzando che ogni lavoratore faccia orario standard di 40 ore settimanali, questo significa che ogni settimana riuscirà a verificare circa 378 applicazioni; ovvero 9,4 per ora&#8230;ovvero una ogni 6 minuti e mezzo circa.</p>
<p>Questo vuol dire che mesi spesi tra ricerca, sviluppo e test possono essere stroncati da un test che dura meno di quarto d&#8217;ora? Per quanto rigoroso sia questo processo c&#8217;è certamente qualcosa di sbagliato, non trovate?</p>
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