Dacci i sorgenti quotidiani
Il mondo chiede a gran voce l’opensource. E’ buffo vedere come persone che alla fine sanno poco e male riescano a convincersi, in una sorta di rito voodo, che certe cose debbono essere fatte per il bene del mondo.
Una delle domande che si chiedono parecchi linuxari (non me ne vogliate eh) che provano a passare su OS X è: “ma perchè Apple non rilascia il software opensource?”.
I veterani si ricorderanno sicuramente HyperCard; molta gente ha creato i propri piccoli software con questo splendido prodotto. La maggior parte di loro non aveva neanche mai visto un IDE di sviluppo in vita sua.
HyperCard in effetti è stato il primo tool di sviluppo alla portata di tutti. E con buona pace di tutti HyperCard è morto ormai da molti anni. A tutt’oggi esistono dei cloni (parliamo di SuperCard, che vedo con grande dispiacere che non ha fatto molti progressi, ma anche di Runtime Revolution che ha saputo ricavarsi una lucrosa fetta di mercato) ma il concetto di semplicità e potenza è morto qualche anno fà quando Apple nel silenzio più assoluto ne dismise la produzione.
Molti in quei mesi e negli anni avvenire si chiesero perchè mai Apple non rilasciasse il codice sorgente di HyperCard. Sarebbe stata un’ottima idea per non lasciar morire una pietra miliare dell’informatica.
Le risposte della casa madre non arrivarono mai.
Come dicevo, di questi tempi l’opensource è tornato molto di moda. Molti mi odieranno ma è ineccepibile il fatto che parecchie persone riescano a portarne la bandiera senza saperne nulla.
Tim Bray’s nel suo articolo Time To Switch è l’ultimo utente in ordine di tempo che prova a portare Apple sulla “retta via”. Lo fa portando alcune tesi più o meno condivisibili, ma certamente interessanti.
Tra queste dice che Apple dovrebbe rilasciare il sorgente di alcune applicazioni di OS X, tra cui Mail, Safari, iChat, iCal etc. in modo da consentirne uno sviluppo aperto, un ampiamento e un miglioramento del prodotto (nonchè una più veloce correzione di errori).
Il pensiero di Tim è quello che in fondo Apple non ci perderebbe nulla in una cosa del genere: avere il codice di applicazioni del genere non sarebbe di nessun aiuto ai programmatori che volessero replicare le imprese all’interno di altri sistemi operativi (poichè vengono utilizzati massicciamente i framework Cocoa), tuttavia gioverebbe sia ad altri programmatori (che prenderebbero spunti e consigli da del “codice-al-lavoro”) che alla comunità.
Tutte cose giuste, come dicevo, se non fosse che Tim ha dimenticato due cose fondamentali.
Innanzitutto Apple vuole mantenere il controllo dello sviluppo. Questo significa non avere tra i piedi versioni-cloni delle proprie applicazioni ma sviluppate da altri: in un ipotetico scenario del genere si avrebbe innanzitutto una perdita di visibilità centrale e insieme la possibilità di ottenere un software non garantito dall’azienda stessa (e quindi magari soggetto a problemi di scarsa qualità, benchè comunque il mondo OS ci ha abituati a prodotti ben curati).
Inoltre la strategia di apple è quella di rilasciare major upgrade di software e sistema operativo in un’unica tornata. Quante altre software house possono vantare dei veri e propri fans pronti a fare la fila per stare dietro a novità interessanti ma a volte anche superficiali (tipo widgets. In realtà l’ultimo update di Tiger ha portato più novità sotto il cofano che reali migliorie visibili).
Prendiamo ad esempio iChat. Una delle funzionalità che sicuramente faranno il loro ingresso tra le centinaia in preparazione è quella dei tab (tipo Adium). Se iChat fosse stato opensource probabilmente questa feature sarebbe già stata implementata diversi secoli addietro. Ora, sicuramente iChat non è l’esempio più importante della strategia di Apple, ma il concetto è abbastanza chiaro.
Tra le grandi potenzialità di OS X ci sono anche queste App, e tutte insieme contribuiscono a fare la differenza con i concorrenti.
Sono quindi per Apple un patrimonio controllato che genera ricchezza indiretta, e rilasciando tutto liberamente, oltre che non guadagnarci altro che la stima di tutti gli opensource-fans (abbastanza inutile per un’azienda) rischierebbe anche di perdere un legame ormai forte.
Inoltre progettare e scrivere del buon software richiede talento e il talento costa. Una porzione di questi costi viene direttamente dalle vendite del sistema operativo.
Al contrario di prodotti open come Adium o Camino, che tendono ad avere aggiornamenti frequenti e di minor portata, il mondo del software commerciale ha un ritmo più lento ma una massa più grande; questo ovviamente per ottenere il massimo rendimento senza pesare psicologicamente sul portafoglio dell’utente.
Tutto questo può a volte portare a delle contraddizioni, come è successo con HyperCard, ma è il dazio da pagare per un’azienda che, al contrario di quanti sperano, vive facendo profitti.
In fin dei conti i suggerimenti di Tim possono essere realizzati anche senza avere i sorgenti e generalmente il software Apple non soffre delle frequenti crisi di identità che molti altri invece hanno.