Archive for the ‘Mac’ Category

Riparazione dei permessi

Posted on the November 20th, 2006 under Blog Cafe, Mac, Programmazione by Daniele Margutti

INDICE:

- Sproloquio introduttivo
- Come funziona “Ripara Permessi”
- Prima e dopo prenditi un bel “Ripara Permessi”
- La panacea
- Conclusioni

Sproloquio introduttivo
C’era una la deframmentazione. Il dottor Norton, un signorotto dal volto asciutto che sembrava già anziano ai tempi del manuale per DOS, e che probabilmente ora è solo una tiff dentro il reparto marketing di Symantec, grazie alle sue fantastiche utility permetteva di usare questa strana miscela magica per migliorare le prestazioni dei proprio hard disk.
Poi il signorotto cadde in disgrazia riducendosi a vendere prodotti scadenti e sempre più logorroici. Questo accadde più o meno nei mesi appena prima l’arrivo di Mac OS X.
In quei mesi molti credettero di morire ma per fortuna piccole e grandi aziende, piccoli e grassi e programmatori sfoderarono una nuova pozione. Anzi ben due. Il prebiding e la riparazione dei permessi.
Oggi racconterò la storia e i segreti che si nascondono dietro la frottola della Riparazione dei Permessi. Ho detto frottola? Scusate la parola era inutile.
Probabilmente il più grosso problema di questa cosa sta proprio nel nome: anzichè…che sò chiamarsi Restore o Reset, è stato chiamato Repair, come se ci fosse qualcosa di rotto.
L’animale utente è di solito molto sensibile a questo genere di parole chiave così il terrore è iniziato ad insidiarsi nella sua mente.

Stando alla descrizione che Apple stessa fornisce, la riparazione dei permessi confronta i permessi dei file .bom dentro /Library/Receipts comparandoli con una propria lista, e modificandoli in accordo con essa nel caso differiscano.

Ad ogni modo il fatto che i permessi possano differire da quelli “standard” non significa che i file siano “danneggiati”. Ai tempi del 10.1, il problema dei permessi era più o meno un fatto quotidiano, problema principalmente dovuto a qualche bug all’interno del sistema. Il problema è stato definitivamente risolto con l’avvento del 10.3.
Il fatto è che se non ci sono sintomi ricollegabili ai permessi su determinati file non ha senso “Riparare i Permessi”. Non è un task periodico come quello settimanale o mensile… no no (immaginate il dito che si muove a destra e sinistra davanti una faccia imbronciata).

Riparare i permessi periodicamente è un pò come dire “prenditi l’aspirina per quel taglio sul ginocchio”: non fà male, magari insieme a determinate coincidenze astrali può anche alleviare il dolore, ma comunque non c’entra niente con la causa.
Come già detto inoltre, la riparazione dei permessi non avviene su tutte le cartelle e sulle applicazioni di terze parti, ma soltanto su un numero ben ristretto di file.

Come funziona Ripara Permessi
La cartella come già detto è /Library/Receipts e contiene file generati quando si installa qualcosa utilizzando l’installer Apple.
L’installazione consiste in due passi distinti. Inzialmente viene creato un package temporaneo che contiene tutti i file del pacchetto. Successivamente viene creato il package corrente che contiene una lista di tutti i file installati da quel pacchetto (per i curiosi basterà attivare “Show Everything” nella log window dell’installer).
All’interno di questo package ci sarà quindi una lista di tutti i file installati dall’installer (i percorsi sono assoluti) con relative informazioni tra cui anche i permessi standard che dovrebbe avere il file.

Per listare queste informazioni provate ad esempio a scrivere in terminal:

lsbom /Library/Receipts/iTunesX.pkg/Contents/Archive.bom

I file che quindi vengono toccati sono solo quelli listati lì e soltanto se mantengono il percorso. Questo significa che nessun file creato durante l’uso quotidiano del sistema operativo viene toccato sia in controllo che in correzione. Quindi se il package non esiste in quella cartella i file relativi alla sua installazione non ci sono e la riparazione dei permessi non esiste.

A mò di escursus storico vale la pena ricordare il perchè di quel comando in DiskUtility. Ai tempi di OS X 10.1.5 c’era ancora Mac OS 9 che nella sua ignoranza di vecchio bacucco se ne fregava altamente dei permessi per i file spostati, creati o copiati. Riavviando il computer sotto OS 9 o facendo girare altre utility come il già citato Norton si faceva più danno che utile.
Un altro fattore che tende alla modifica di questi permessi è dato dagli installer di terze parti come quelli di MindVision o Allume che modificando le cartelle necessarie andavano a cambiarne anche i relativi permessi.

Prima e dopo prenditi un bel “Ripara Permessi”
C’è un consiglio poi che viene dato sempre e senza alcun motivo apparente. Prima di installare qualcosa, soprattutto un update di sistema (satana!) devi riparare i permessi! E così anche a fine installazione.
Ora qualcuno deve spiegarmi che senso ha riparare i permessi prima di installare qualcosa, sopratutto poi se si tratta di un update di sistema.
Generalmente questi installer richiedono la password di utente. Questo significa che da lì in poi il vostro installer sarà dio del computer… continuerà ad essere eseguito come root. In parole povere se ne fregherà allegramente dei vostri permessi, ignorandoli a piè pari.
Insomma non è certo riparando i permessi che ci saranno più chance di installare bene il vostro update.
E poi, giusto per ridicolizzare ancora di più questa strana cosa, appena installato il vostro software, i relativi file creati avranno già i permessi corretti…ovvero quelli definiti dall’installer e da chi ha fatto il programma!

La panacea
Un’altra grandiosa frase è poi quella che recita più o meno così:

“Avevo problemi con i permessi su dei file contenuti in un hd secondario e riparando i permessi è tornato tutto a posto”

Ora, se siete stati attenti avrete certamente capito che la riparazione dei permessi vale soltanto per i file listati dentro i package di Library/Recipiets/.
Ora un hd secondario è utilizzato per definizione come contenitore di file e documenti che nulla hanno a che vedere con l’OS (di solito per velocizzare rendering, animazione etc.).
Quindi niente OS sul disco, niente cartella, niente riparazione.
(In questo caso la soluzione sarebbe di impostare “Ignore Ownership on this volume”).

Conclusioni
In sostanza il 99.9% dei problemi non riguarda i permessi sui file. Un buon modo per accorgersene è quello di dare un’occhiata a Console.app in /Applications/Utilities/. Questa applicazione vi permetterà di capire (più o meno chiaramente questo dipende dalla vostra conoscenza) di che problema si tratta…e state pur certi che non riguarderà i permessi.
Giusto per sfatare un pò il mito della riparazione dei permessi…

[tags]Repair Permissions OS X, Riparazione Permessi OS X[/tags]

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Strategie e risultati. Apple del 2006.

Posted on the October 22nd, 2006 under Blog Cafe, Mac by Daniele Margutti

Avevo deciso di scrivere un post sui risultati Apple ma subito mi sono accorto che sarebbe stato il solito snocciolamento di numeri che onestamente avreste potuto trovare ovunque, e che magari mi risparmierò per altri giorni.
Così mi sono tuffato nell’analisi di questi anni dal ‘97 ad oggi cercando un filo conduttore di una strategia con la quale possiamo davvero dar ragione a chi dice che Jobs è uno dei migliori manager.

L’articolo è lunghetto ma credo possa essere abbastanza interessante. Vi invito dunque, se avete domande o riflessioni d’ogni tipo a scrivere pure.

LA PRIMA TRASFORMAZIONE. TERAPIA D’URTO
Non ci ricordavamo un trimestre così dall’uscita degli iMac. O meglio da quel momento Apple non è tornata così tanto in alto. Ma perchè? Innanzitutto dal 2001 fino all’anno scorso abbiamo assistito a un periodo di maturazione: Mac OS X è giunto alla quarta incarnazione ed è diventato uno dei migliori sistemi operativi al mondo mentre il mondo Mac fisico (quello dell’hardware) ha deciso di cambiar rotta definitivamente. Via i PPC siamo arrivati all’ultimo stadio di compatibilità, ovvero utilizzare lo stesso processore di tutti i computer al mondo (che per eleganza di architettura non sarà il massimo ma certamente può aprire un’infinità di strade che vedremo avanti).

CONTINUA…

[tags]Apple risultati Q6, Strategia Apple, Strategia iPod e Mac OS, Apple nel 2007[/tags]

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Arrivano i primi screenshot di Leopard

Posted on the October 19th, 2006 under Blog Cafe, Mac by Daniele Margutti

Mentre Vista si prepara a sbarcare nei negozi (avevo letto Novembre ma probabilmente sarà Gennaio) continuano a susseguirsi le build di leopard. Difficile stabilire le vere e proprie novità e se ci saranno dei cambiamenti nell’interfaccia. Qualcosa ce lo propone TUAW che pubblica questi screenshot (cliccate per ingrandire):

Il finder acquista una nuova funzione di preview allineandosi così alle controparti Windows e Linux. E’ possibile, ad esempio, avere un’anteprima dei documenti direttamente nell’icona (lo fà pure KDE solo che per quanto sono riuscito a provarlo è percettibilmente lento). Niente di nuovo sul lato interfaccia ma a questo punto è facile prevedere che il metallico andrà presto a scomparire (il Finder sarà probabilmente l’ultima cosa che vedremo cambiare…tipo il giorno prima della presentazione o comunque post lancio di Vista).
A conferma di ciò vediamo che anche iCal cambia e si allinea a un programma normale ed usabile (amen!):

L’interfaccia abbandona il metallico e alcuni controlli si spostano finalmente in posizioni decisamente più comode.
Safari invece per ora non ha subito cambiamenti (persiste l’orribile controllo icona per trasformare pagine in widgets) ma oltre alla funzione tab e exposè che abbiamo avuto modo di ammirare tempo fa, aggiunge un controllo phishing (che stando ad altre immagini sembra appoggiarsi su google):

Migliora il parental control: è possibile scegliere una versione semplificata del finder per chi non ha molte esigenze o per chi utilizza il mac in kiosk mode, ed è possibile indicare le applicazioni che è permesso avviare all’utente.

Sempre per la tutela dei minori è possibile limitare il dizionario escludendo parole poco ordodosse (ok questa magari è una pacchianata ma vabè…). Anche la navigazione su internet può essere protetta per siti o per contenuto:

Simili impostazioni anche per l’instant messaging e il time limits (a tempo scaduto l’account si chiuderà):

Insomma per ora le novità da ammirare non sono molte ma l’importanza per il controllo sui contenuti e il pishing ben si intonano in un quadro di tutela per i minori e adulti di manica larga. L’interfaccia và verso un unified metal ed è facile prevedere che tutte le altre applicazioni presto si adegueranno.

[tags]Screenshot Leopard, Mac OS X 10.5 Screenshot, Mac OS X 10.5[/tags]

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Gnam e Google mangia YouTube

Posted on the October 10th, 2006 under Blog Cafe, Mac by Daniele Margutti

Il rumors non ha fatto in tempo a circolare che si è trasformato in realtà. Dopo la chiusura delle contrattazioni (quindi intorno alle ore 23 italiane) in una press release ancora non accessibile, Google ha annunciato di aver acquistato per 1,6 miliardi di dollari YouTube, uno dei pochi fenomeni dell’era post boom informatico che ha permesso a milioni di utenti di condividere i propri filmati (più o meno seri) inaugurando in definitiva l’era dell’internet multimediale per tutti (e gettando le basi per la nascente tv via ip).
I soldi, pagati tutti in azioni, sono davvero tanti e rappresentano il più grande acquisto della società di Mountain View (il cuo fatturato è di circa 11,6 miliardi di dollari/anno). Grazie a questa operazione Google si riallinea al settore video un pò trascurato e supera di distanza altri fornitori (davanti al 20% di MySpace.com).
Non è difficile neanche immaginare che YouTube (il cui marchio sembra destinato a rimanere) made in Google entrerà presto nella TV da salotto…ma come? Di certo tra Google e Microsoft non corre buon sangue, anzi negli ultimi mesi entrambe le società incominciano ad affilare i coltelli. Ma c’è un partner giusto e quel partener non è certo Linux (linux non è una realtà economica, non è facile da far entrare in casa e non offre lo stesso controllo e il feel che caratterizza altre soluzioni)… il partner giusto è proprio la casa della mela.
Il CEO di Google è entrato presto a far parte della board di Apple e già incominciano a vedersi i primi risultati: nel mondo Google l’attenzione su Mac aumenta e la collaborazione anche; si va dalle cose meno strategiche come l’integrazione iPhoto e G Maps fino ad arrivare a quell’iTV che presto sbarcherà sui nostri salotti.
Google ha il brand e la fiducia giusta, ha le risorse e ha il marketing; Apple è nel suo momento migliore con il più grande player e il più grande store online. iTV è il media center che si fa umile ed entra nella vita di tutti i giorni. Il momento sembra propizio e l’acquisto di YouTube era davvero necessario.
Intanto proprio nella stessa giornata del gnam-gnam Google ha aperto il blog dedicato a Mac. Tempi moderni, tempi che cambiano, la rivoluzione dell’internet 2.0 sta arrivando e sarà un piacere vedere cosa succederà.

[tags]Google acquista YouTube, Google e YouTube, iTV e Google, IPTv e Apple, Google nell’IPTv[/tags]

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Occhio nel cielo…

Posted on the September 23rd, 2006 under Blog Cafe, Mac, News by Daniele Margutti

Rubo senza vergogna il titolo di uno dei migliori racconti di Dick e lo faccio con immensa vergogna. E’ che un titolo bisogna pure darlo a questi post, e ora che ci penso e’ anche ora che incominci ad aggiornare il blog (lo ammetto e’ stato un periodo parecchio stressante, finalmente concluso in modo soddisfacente amen) con qualche notizia degli ultimi giorni.

Allora alla fine l’iTunes Store si é aggiornato ed ecco che compaiono i film. Solo Disney e controllate hanno iniziato la partecipazione (e per questo va ringraziata la Pixar e il suo capo) ma e’ ovvio che se l’esperimento prendera’ piede si avra’ lo stesso effetto che con le serial tv. Tutti all’arrembaggio. L’idea e’ bella e ormai sembra che stiamo per muovere i primi che faranno convergere tv e internet. Purtroppo però la voglia di mangiarci su gnam gnam gnam e’ parecchia. E cosi’ mi ritrovo a non leggere sui siti Mac del nostro paese niente di minimamente critico sui 14 euro a film.
14 Euro per avere un file senza copertina, senza un libretto, senza custodia, con qualità comunque minore del dvd su cui ho pagato pure la connessione per scaricarlo. Onestamente non mi pare un gran prezzo e a meno che non siate patiti del film dubito che ve lo rivedrete spesso. Quindi meglio in affitto no? (in caso contrario immagino preferireste un booklet+dvd decente anziche’ un anonimo file mpeg sul vostro hard disk) Si in affitto sotto casa costa appena 1.80 per 6 ore. 6 ore in cui posso vedermelo e al limite ripparlo. Quasi due euro per soddisfare la voglia di film, e magari farsi una passegiata invece di rimanere dentro casa… se poi siete pigri potreste chiedervi se questa voglia di poltrona valga 12 euro di scarto.

Una ricerca su Tom’s Hardware dice che il market share di MacOS sia sceso. Colpa di bootcamp. In un articolo che oscilla tra l’incredibile sfiorando l’assurdo nessuno fa segno all’autore che nella torta grafica che ha preparato si é dimenticato di unire le versione ppc e intel dei mac. La somma da un 4.33% ripartito tra 3.71% e 0.62% intel, numero che e’ parecchio aumentato (il picco raggiunto negli ultimi mesi e’ stato del 4.55).
Che poi cercare tra le ragioni di una possibile flessione di BootCamp equivale un po’ a raschiare di brutto il barile. Bella figura prontamente corretta ma linkata errata in altri siti.

Quando il computer tornerà ci farò un pensierino per evitare che si fonda e faccia tuttuno con la scrivania per il calore. Sono i piedini CoolFeet che per 12euro dovrebbero evitare che il vostro computer faccia la sauna e subisca 2 guasti.

C’e’ chi si aspettava l’iPod video a settembre. C’e’ invece chi blaterava di MacBookPro (e lo fa tutt’ora anche se i tempi sembrano essersi spostati durante i primi scorci di feste natalizie). L’evento invece ha riservato alcune novita’: l’iPod Shuffle diventa Flea o comunque ci va molto vicino. Devo dire che mi piace parecchio l’idea e sembra sia comodo che resistente. Davvero un buon esempio di come Apple possa cambiare facilmente le carte in tavola. C’e’ poi il nano che finalmente perde quella patina schikkettosa e si fa satinato per evitare le miliardi di bue che si fa anche stando in un sacchetto protettivo. Piu’ luminoso più filmoso. Anche se non lo userei mai per vederci film e’ il primo passo verso qualcosa di diverso.
C’e’ poi iTV o comunque di quel coso che permetterà di fare da ponte tra i film sul vostro computer (o al suo interno) e la vostra TV (che per forza di cose deve essere fighetta, ergo scendete al supermercato e compratene una nuova). Una grandiosa idea; una specie di media center che potrebbe a differenza dei tentativi proposti in precedenza, iniziare quella fase di modernizzazione e interattivita’ nei contenuti video.
Microsoft ci ha provato già, ve lo ricordate? Purtroppo non era ne elegante, ne comodo, ne piccolo. Era un abbozzo riuscito parecchio male. Ma l’idea e’ quella e come per altre cose Jobs ha detto “Oggi li prendo per il culo, domani lo faccio uscire”: fino a qualche tempo fa andava ripetendo che i media center mai… oggi ne sta per uscire uno nuovo (ma l’idea e’ quella eh) ed e’ proprio il suo. Ormai e’ inutile credergli, é un mercante che sa giocare bene le sue carte.
Sempre sul video il recente possibile accordo tra Google (Video) e Apple (ve lo ricordate che abbiamo parlato delle possibili strategie sull’arrivo del CEO di Mountain View nella director board di Apple? Eh… non ci abbiamo colto; caso strano) porterà la distribuzione dei video gratuiti del terzo portale (12% mi pare7) piu’ grande dopo YouTube (40% circa) e MySpace (16%) all’interno di iTV. E cosi’ le ads di google arriveranno nello store iTunes e Google sbarchera’ in casa. Ci sarebbe da fare un discorso piu’ approfondito.

[tags]iTV, Google Video, iTunes Film, iTunes Music Store, MacOS Market Share, CoolFeet, MacBookPro, Calore MacBookPro[/tags]

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Google in Apple

Posted on the August 29th, 2006 under Blog Cafe, Mac, News by Daniele Margutti

Eric Schmidt, attuale CEO di Google (e prima ancora in Novell e Sun) entra a far parte del consiglio di amministrazione di Apple. La notizia, come un fulmine a ciel sereno, coglie un pò tutti impreparati.
Talmente tanto fresca che ancora in pochi l’hanno pubblicata.
Il dottor Schmidt, vale la pena ricordarlo, è una delle persone che hanno contributo attivamente allo sviluppo di Java, il linguaggio di programmazione multi-piattaforma di Sun nonchè uno dei membri del CSL dello Xerox Parc - Palo Alto Research Center - dove nacquero i primi rudimenti di interfaccie uomo macchina per computer. Dopo l’abbandono per età di Fred Anderson (CFO) il numero dei membri dell’amministrazione torna di nuovo a otto.
Cosa può portare questo nuovo ingresso è difficile dirlo. Idealmente si potrebbe incominciare a pensare a una sorta di Joint Venture contro le voci che qualche mese fà prevedevano l’ingresso di Microsoft in Yahoo! o comunque una collaborazione che porterebbe a una maggiore integrazione tra i due ambienti (il web di google e l’O.S. di Apple).
Chi ha parlato di .Mac?
Negli ultimi tempo il servizio risulta scadente (non che poi sia ma stato così brillante) e si vocifera un cambiamento…
L’interesse di Google in Apple è decisamente aumentato con il rilascio di vari servizi e l’assemblamento di un team di sviluppo per le applicazioni Mac, tuttavia lungi dall’affermare un vero interesse strategico da parte dei ragazzotti della grande G.
Qualche tempo fa si parlava di un OS di Google basato su un Unix (Linux per la verità). Sarebbe fantascienza pensare a fare partership col migliore Unix sul mercato? Forse. Windows Live intanto si fa avanti ed è naturale che diventi una naturale quanto stretta estensione di Vista. L’integrazione web-locale diventerà col tempo sempre più stretta e Google benchè possa mantanere libertà di movimento sull’OS di Microsoft, rimane ancora appesa alla casa di Redmond. Alternative ce ne sono. Due. Ma quella gratuita benchè osannata e benedetta da molti utenti (sarà anche perchè ora è cool?) è milioni di anni luce dietro i due competitor (si windows c’ha i bug, windows là ma linux ha parecchi deficit).
Lo stesso Jobs fa notare la sinergia e la visione futuristica che domina lo spirito delle due aziende ma c’è anche da considerare che queste dichiarazioni sono dettate anche dalla circostanza e quindi troppo eteree per poter essere mantenute a lungo.
Una mossa su cui tornare su, un colpo che va analizzato e su cui bisogna puntare per bene i riflettori.

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Perchè ZFS? HFS non va più bene?

Posted on the August 27th, 2006 under Blog Cafe, Mac, Programmazione by Daniele Margutti

Come abbiamo appena visto ZFS potrebbe entrare (parliamo di se e di ma perchè altro non possiamo fare, ci sono delle speranze ma tutto è sotto segreto) nel supporto dei fs di Leopard; più avanti nel tempo magari diventerà anche il filesystem di default nei sistemi Mac. Ma perchè HFS non è più adatto?
Alla presentazione di Leopard molti hanno pensato ad una nuova feature del fs che permettesse le magie di TimeMachine anche sul, per molti versi lo è, vecchio HFS. Tra questi il buon John Siracusa di ArsTechnica ha proposto la tesi di una nuova feature per il controllo della revisione die file (formalmente noto come versioning o snaphost e di cui abbiamo parlato nell’articolo qui sotto). Senza entrare troppo nel tecnico, HFS+ è corredato invece da una caratteristica nata proprio per supportare - male ma di meglio non si poteva - le caratteristiche di TimeMachine. Questa nuova funzione permette di crerare dei cosidetti Hard Link a directory. Leopard usa questa caratteristica per creare un albero di cartelle - su un device esterno o su di un server - che contiene Hard Link a tutte le cartelle non modificate più una copia complete dei file/cartelle creati e/o modificati dall’ultimo backup effettuato dal sistema operativo.
La soluzione adottata possiamo dirlo tranquillamente è una pezza. Ovviamente Apple non poteva stravolgere anni di sviluppo di HFS senza dover pensare a riscriverlo totalmente, ma certo è che una cosa del genere pone dei costi che per molti utenti risulteranno proibitivi (ma che ovviamente possono essere sopportati se gestiti in maniera corretta).
Il backup a cui si è obbligati viene fatto a granularità a livello di file, soluzione per nulla vantaggiosa; ma cosa significa in realtà? Se si modifica anche una minima porzione di un file da 1GB, ad esempio, l’intero file viene copiato ad ogni nuovo backup. Questo, lo potete immaginare facilmente, porta ad avere uno spazio occupato per backup decisamente sprositato - anche se i cambiamenti di per se sono “quasi invisibili”. Questo significa che, a meno di non limitare pesantemente le funzionalità di TM non sarà possibile utilizzarlo in ambienti ristretti come ad esempio i portatili o i fissi casalinghi.
La history del backup viene salvata nel volume di backup anzichè tutti e due (una soluzione del genere sarebbe invece permessa da un file system che contente il versioning - come appunto ZFS). Questo significa che senza avere attiva l’unità di backup remota non è possibile viaggiare nel tempo.
Sembra quindi che l’idea di Apple sia quella di mantenere la possibilità d’uso di TM anche verso filesystem correnti ma sarà decisamente consigliabile l’uso di ZFS o di qualsivoglia altro filesystem per renderne l’uso davvero fattibile. L’introduzione di ZFS nel vnode.h del branch di OS X è probabilmente un segno. Piccolo segno lo so, niente di confermato (ovviamente parecchie cose del prossimo OS sono ancora sotto stretto NDA) e magari neanche lo vedremo (alcuni parlano anche di un UFS2) ma sperare non costa nulla ed è ormai ovvio che HSF sta attraversando gli ultimi anni di vita.

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ZFS entra di nascosto in Leopard. Cos’è?!

Posted on the August 27th, 2006 under Blog Cafe, Mac, Programmazione by Daniele Margutti

Le voci sulla presunta futura dipartita di HFS+ sembrano prendere forma. Le ultime release di OS X 10.5 mostrano infatti alcune parti del codice che contengono informazioni (niente di eccezionale)riguardo il supporto al progetto opensource di Sun.
E’ quindi probabile che la versione pubblica di Leopard, la cui uscita è stata prevista come al solito in primavera, avrà il doppio supporto verso i due filesystem privilegiando ovviamente il secondo. Tutto questo per ora è ancora fantainformatica ma proviamo a immaginare OS X e ZFS.

La notizia sembra far contenti molti sviluppatori che assicurano un miglioramento delle performance e della stabilità del sistema nel medio periodo di tempo.

Ma cos’è esattamente ZFS? ZFS è un file system, che in parole molto povere (siete liberissimi di dare uno sguardo alla wikipedia) è un meccanismo con il quale il sistema operativo tiene traccia dei dati all’interno di un dispositivo di archiviazione. Per i più perfezionisti il FS non è altro che un insieme di tipi dati astratti che permettono la memorizzazione gerarchica e la conseguente manipolazione dei dati.
Anche da questa breve sintesi potrete certamente capire come l’implementazione di un buon file system possa rendere l’esperienza d’uso di un computer migliore.

Ma torniamo a ZFS. ZFS è un progetto sviluppato e annunciato da Sun Microsystem nel Settembre del 2004. La stabilità del progetto è stata conseguita con l’implementazione nel branch di OpenSolaris poco più di un anno dopo.
ZFS come anche HFS+ è di tipo journaled.

Un file system journaled, al contrario di un tipo standard - come può essere FAT o HFS - permette di mantenere una lista interna (giornale appunto) di cambiamenti prima di scrivere il tutto all’interno del file system vero e proprio.
Generalmente i filesystem tendono ad avere grandi strutture dati; se si verificano dei problemi (crash ad esempio, ma anche improvvisa mancanza di corrente) durante l’aggiornamento di questi dati possono verificarsi delle inconsistenze che in molti casi provocano l’inconsistenza dei dati sul disco. Mantenendo una lista di cambiamenti grazie all’utilizzo di metadati e bit maps un JFS permette di ritornare alla situazione precedente e anche di recuperare i dati persi.
L’implementazione di un filesystem del genere benchè più sicuro può avere un impatto sulle performance di accesso e scrittura dei file.

Zettabyte File System - ZFS - è un filesystem a 128 bit, ovvero può arrivare a gestire 18 bilioni di bilioni dati, insomma molto più di quanto sia immaginabile. L’idea dietro questo fs quella di permettere di identificare e correggere in maniera del tutto automatica gli errori e danni accidentali ai dati, contribuendo quindi a garantire l’integrità dei file.
I punti di forza di ZFS, oltre ovviamente la sproposità di dati che può arrivare a gestire, sono:

Guadagno di prestazioni. Il design è basato sulla cosidetta tecnica copy-on-write. Sostanzialmente COW permette di eguagliare le scritture di dati random a quelle sequenziali, il che consente un elevata velocità. L’idea a grandi linee è un pò quella che si ritrova anche nei database, ovvero di raggruppare scritture multiple in entità definite come transazioni.
La tecnica di COW non sovrascrive blocchi di dati modificati ma crea nuovi blocchi in cui le modifiche vengono salvate e poi collega il puntatore del file verso queste modifiche. La modifica vera e propria avviene appunto come un commit di transazione dei database ed è ottimizzata dal motore interno.
Questo genere di ordinamento e aggregazione dell’I/O consente un notevole vantaggio nella scrittura dei dati.
Siccome ZFS non sovrascrive i dati nei loro blocchi originari, fare una snapshot significa non cancellare i blocchi contenenti dati vecchi. Il vantaggio è che gli snapshot sono molto veloci. Questa capacità di snapshot, che assomiglia ai versioning come CVS e SVN risulta molto comoda nell’implementazione di Time Machine di Leopard.
Inoltre Zettabyte permette di avere una priorità per le operazioni di I/O (read-write!).

ZFS esegue anche un checksum a 64bit sui dati per prevenire eventuali danni ad essi. Quando qualsiasi dato viene letto il checksum verifica la corrispondenza col valore reale assicurandone la veridicità. Il processo di checksum, come dice uno degli sviluppatori di Sun, non è più un compito gravoso per la CPU e per questo è preferibile a una possibile non corrispondenza tra i dati. Quando un dato non verifica il checksum ZFS utilizza un’altro copia per ripararlo.

Amministrazione semplificata. La natura stessa del progetto ZFS lo porta ad avere un occhio attento verso la struttura di ambienti amministrativi. La creazione di uno storage pool ( i pool si basano su uno o più device virtuali, ciascuno dei quali può far riferimento a un device fisico, a un RAID o a un gruppo di device RAID Z), l’aggiunta o la rimozione di un determinato FS viene fatta in pochi passi risparmiando molti comandi e guadagnando un’enormità di tempo (si parla di un rapporto 40minuti-10 secondi).

ZFS utilizza una gestione dei blocchi variabile (128kb al massimo). Se la compressione è attivata i dati possono essere scritti in blocco di dimensione più piccola consentendo un risparmio di spazio.
Il piccolo di Sun è ovviamente compatibile con lo standard POSIX, ovvero può essere utilizzato su Linux, Mac e tutti gli altri sistemi operativi aderenti a queste specifiche.

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