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Bilancio al giro di boa…
Sono gli ultimi giorni di Giugno ed è sicuramente un buon periodo per dare un’occhiata agli ultimi dati della mela morsicata. Trascurando per il momento i troppi dettagli tecnici due sono i dati che emergono prepotentemente da questo giro di mezzo anno: Apple ha venduto il 14% dei notebook negli USA e nel frattempo la vendita dei desktop rimane tutto sommato invariata (gli scarti in realtà sono talmente bassi che in questo senso potremmo vederci anche una sorta di stagnazione di cui parleremo più avanti).
Il 14% significa il quarto posto tra i produttori hardware (e di questo ritmo si potrebbe addinittura ipotizzare un secondo o terzo posto, questo a seconda dei punti vista e del vostro ottimismo), una crescita del +65% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
In parole povere il mercato dei laptop cresce in maniera spaventosa, e sebbene questa non sia una novità (è un ritmo che si riscontra da diversi anni e non è certo tipico della sola Apple, sebbene l’azienda di Infinite Loop sia quella con i numeri di crescita più alti) è indice di uno spostamento dei consumi che vanno ad intaccare il settore desktop.
Attualmente Apple ha in produzione due differenti modelli, il MacBook per la fascia consumer (una ottima macchina, che ha probabilmente come punto debole le povere performance grafiche, cosa che in qualche modo incide su uno dei mercati più popolari, quello dei giovani giocatori) e il MacBook Pro per gli utenti professionali.
Inutile dire che una spinta notevole alla già costante crescita dei modelli è stata data dal passaggio ad Intel, e per quanto non lo si voglia ammettere (cosa che riguarda soprattutto gli “affezionati” alla piattaforma), molti di questi computer sono stati acquistati nella prospettiva di avere la massima libertà di scelta su chi o cosa usare. In particolare è curioso notare come Apple sia passata nel giro di qualche anno dal vendere computer la cui piattaforma era tra le più chiuse in ambito informatico, a qualcosa di totalmente aperto in grado di superare anche le possibilità offerte ad oggi dal mercato.
Un cambio che è stato chiesto più volte negli anni precedenti ma che è stato messo in atto soltanto in questo ultimo periodo, proprio in concidenza del picco di popolarità offerto da iPod (che di questa ed altre ottime notizie è stato in buona parte l’artefice); una tattica che a ragion veduta sembra essere stata preparata proprio con grande dovizia e che ha portato Apple nella posizione migliore di sempre.
L’altra notizia, che è lo specchio opposto, è la stagnazione del settore desktop. A mio avviso ci sono due punti che hanno portato Apple a vedere praticamente ferma la vendita di iMac: la prima è più ovvia è il costante interessamento verso i portatili di cui abbiamo appena parlato; è un fenomeno globale che interessa anche gli altri produttori e che è la conseguenza logica del rapporto comodità/prestazioni. La seconda va invece ricercata nell’offerta di Apple dove ormai risultano evidententi alcuni buchi.
Il macmini, considerato da molti (e da Apple probabilmente) il cavallo di troia verso quel settore desktop che preferiva il computer fai da te, lo switch senza acquistare tutto quanto perchè i pezzi già ci sono… beh semplicemente sembra non aver funzionato. Il macmini come è stato anche per il suo papà, il Cube, è rimasto per lo più un oggetto di bellezza estetica indubbia ma il cui rapporto tra prestazioni e costo era decisamente svantaggioso. Alla fine questo ha fatto si che l’acquirente di questo oggetto fosse più il solito mac fans che non lo switcher windows incallito-montatore-di-pc.
Il progetto del macmini attualmente riposa in una fase di stagnazione in cui parecchi riescono a vedere soltanto una imminente cancellazione. A meno di eventuali stravolgimenti nell’offerta hardware e nel costo questo scenario appena descritto risulta essere il più probabile (e anche il più sperato). Acquistando un macmini oggi ci si ritrova con un hardware buono ma decisamente datato, che può essere acquistato risparmiando anche parecchio e che non offre neanche molto dal punto di vista grafico. In parole povere ci si ritrova con un discreto prodotto e con la gioia di aver fatto beneficenza. Probabilmente si può fare una migliore beneficenza senza acquistare hardware vecchio da una multinazionale.
Così l’hardware mac, trascurando il settore professionale che non ha di questi problemi, è composto da un all-in-one decisamente desiderabile ma non adatto a tutta la fascia, e uno scatolotto povero ma costoso che in pochi hanno il coraggio di acquistare.
Tutto questo si traduce quindi con una migrazione di massa verso il laptop da due fronti, quello degli utenti mac desktop, e quello dei pc che trovano nel consumer laptop una invitante alternativa.
In tutto questo si spera sia in programmazione una rivoluzione in grado di fornire una nuova alternativa o almeno capace di spazzare via un prodotto poco appetibile. Si spera anche anche in un ritorno del 12″, un ottimo computer da passeggio che potrebbe rivelarsi l’alternativa giusta a metà tra un umpc (l’origami et simili) e un consumer normale, in grado di soddisfare le esigenze delle normali utente; una buona dotazione, un discreto hardware e una lunga autonomia per spostarsi in giro per la città (e ovviamente la comodità).
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