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Mar 29 2006

Quella pulce nell’orecchio chiamata virtualizzazione

Posted by malcom.mac

Ritorno a scrivere dopo un periodo di stop. Lo faccio nell’unico momento un pò libero a cavallo tra lo studio e gli esami prossimi venturi. Torno per dire la mia su quel rumors diviso tra l’infedeltà e l’apertura totale. Sto parlando della virtualizzazione di Leopard. Se siete ben informati su quello che succede nel mondo della mela, non vi sarà neanche passata inosservata la notizia che, stando ai soliti ben informati (che tanto bene non sono visto che a un passo dal 1 aprile ancora non si sente l’aria di festa) il prossimo major upgrade di Tiger includerà un sistema di virtualizzazione - nome in codice Camaleonte - completamente trasparente all’utente.

In effetti questa è un’altra di quelle questioni delicate in cui esprimere un’opione vuol dire giocarsi ben bene la credibilità a sorte. Tempo fa abbiamo parlato della presunta paura di un dual booting Mac/Win. In quella occasione abbiamo scartato facilmente la paura di una moria di applicazioni native in favore di un “beh ora che potete metterci windows a che serve che facciamo i porting?”. E in effetti il dual booting, almeno per ora non ha portato niente di nuovo (d’altronde sia per la relativa complessità, sia per evidenti fattori limitativi - vedi scheda grafica o ventole, è risultato poco più di un esperimento) e probabilmente le software house non se ne saranno neanche accorte.

D’altronde la possibilità di avere un layer trasparente (dove per trasparente intendo qualcosa tipo Classic) complicherebbe di più la faccenda. Sarebbe un buon invito a dire “perchè sbatterci tanto se lo possono usare comunque?”.
Ad ogni modo l’utenza Mac è generalmente molto pretenziosa e non ama granchè queste “pezze” (basti vedere come molta gente preferisce usare MS Office al posto di OpenOffice su Mac OS X). Una reazione del genere da parte delle software house limiterebbe parecchio le possibili vendite. Per non parlare poi dell’integrazione col sistema. Chi compra Mac lo fa sapendo che le applicazioni sono state pensate intorno al sistema, sono ben integrate (basti vedere lo stesso successo della suite iLife, un esempio eclatante di come l’integrazione possa far guadagnare clienti) e in questo senso pochi - se non costretti - si addentrerebbero nell’usare questo genere di programmi.

Inoltre, non ho idea di come funzioni in realtà WINE, ma dubito fortemente sia usabile per tutto. Ok Apple potrebbe avere aiuto dalla M$, ma per avere cosa? Un infiltrato scomodo? Immaginate di avere questo layer e di poter, ad esempio, aprire un’applicazione qualunque. Se vi crasha l’applicazione sicuramente non si porta appresso OS X, ma per gli utenti meno smaliziati di computer potrebbe essere un modo per dire “ma questo mac fa ’schifo’ come windows”. In questo senso Apple ci farebbe una magra figura, pur non essendo in realtà colpa sua.
Inoltre si perderebbe parecchio del sistema ospitato (d’altronde le preferenze di Classic erano pressochè inutili e parecchie neanche potevano essere usate) e in certi casi potrebbe dare fastidio.

Analizzando la questione da un altra angolatura quali sarebbero i vantaggi di un layer trasparente? Uno solo, la trasparenza appunto. La possibilità di non pensare a Windows pur usandolo.

Una soluzione di compromesso potrebbe essere quella di avere una replica di virtualPC: ovvero un’applicazione dentro la quale far girare una copia di Windows. In questo modo si darebbe la possibilità a chi ne ha bisogno di sfruttare, senza rallentamenti, un vero PC e nel frattempo si chiuderebbe la strada eventuali problemi di un layer troppo “attaccato” al sistema (con possibili problemi futuri legati ad aggiornamenti, patch e patchette di sistema…). In questo senso anche lo sviluppo sarebbe più facile e senza grandi investimenti si riuscirebbero a richiamare quelle persone che vogliono switchare ma non possono per questo o l’altro programma.

Ho ancora dei dubbi riguardo queste tesi e probabilmente ci sono degli aspetti che non ho considerato, ma in definitiva credo che l’opzione simil virtualpc potrebbe essere la più vicina alla realtà.

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